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Aspetti geologici e di stabilità per il Ponte sullo Stretto di Messina

venerdì 10 agosto 2007

Il versante calabrese interessato dalla costruzione del Ponte
sullo Stretto di Messina è costituito da terrazzi marini
tirreniani, poggianti su magmatiti, considerato stabile da
vari ricercatori.

Il documento allegato, del Prof. Guerricchio A. ed il ricercatore Dott. Ponte M. , pubblicato sul Giornale di Geologia Applicata 3 (2006) 83-90 propone una interpretazione completamente differente circa le condizioni del versante, che è stato coinvolto in un’antica grande deformazione
gravitativa profonda in epoca pleistocenica, che ha
provocato il decadimento delle caratteristiche meccaniche
dei terreni. Essa è evidenziata da corpi basculati,
rigonfiamenti e profonde rotture trasversali al versante
stesso, nonché da variazioni altimetriche della linea di costa
tirreniana.

La scarpata della DGPV (deformazione gravitativa
profonda di versante) è una rottura "a forbice" , nella
quale è molto probabile che le tensioni che l’hanno causata
siano ancora attualmente concentrate nella sua porzione
meridionale, proprio nell’area in cui andrà a ricadere la torre
del ponte dal lato Calabria.

In ogni caso, non si può escludere che questa DGPV non
abbia riesumato la preesistente superficie di una faglia
diretta, dalla quale la DGPV deve essere distinta sia per
modalità di movimento che per la risposta sismica.
Verifiche di stabilità condotte per la sezione in asse
ponte forniscono fattori di sicurezza di poco superiori
all’unità in condizioni statiche ed inferiori all’unità in
condizioni pseudostatiche.

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