Ganzirri, il Peloro e lo Stretto di Messina

Il sito della riviera Nord di Messina, da Paradiso a Rodia

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Ganzirri

sabato 4 agosto 2007

C’è un piccolo gioiello a due passi da Messina, sulla riviera nord,
poco distante dal caratteristico conglomerato: Ganzirri.
E’ un villaggio che si estende in una posizione geografica incantevole,
adagiato fra il lago, il mare e le colline.
Ganzirri è un nome arabo; discende da GHEDIN che significa pantano
o GAZIR che significa fertile per l’abbondanza d’acqua.

Ganzirri ha origini più remote della presenza degli Arabi nel suo territorio.
Si parla anzi di una vera città, come attestano quasi tutti
gli storici antichi, alla quale era dato il nome di RISA e che ora giacerebbe in fondo ai laghi. Anche i pescatori locali sono convinti
che nel fondo del lago esistano i ruderi dì costruzioni imprecisate;
qualcuno sostiene di aver udito, in particolari periodi, i rintocchi
di una campana sommersa.

Si parla soprattutto di un tempio, ora anch’esso sepolto, dedicato
a Nettuno, del quale, pare, abbiano trovato traccia gli Inglesi, che
agli inizi del 1800 eseguirono molti importanti lavori, tra i quali
alcuni scavi nel lago per la costruzione di un canale di
congiungimento col mare.
Proprio nel corso di questi scavi furono scoperte le robuste
fondazioni del suddetto tempio e due colonne monolitiche in
granito d’Egitto sono state utilizzate in seguito, nella costruzione
del duomo di Messina.

La ricerca delle fonti storiche

Documenti del passato storico di Ganzirri e dei laghi dovrebbero esistere nell’archivio di Stato e nelle chiese. Ma per quanto riguarda l’archivio, molto è andato distrutto durante i bombardamenti dell’ultimo conflitto e la chiesa di Ganzirri ne è sprovvista a causa delle catastrofi sismiche. La storia ecclesiastica, sino al 1816, si svolge sotto la giurisdizione di Faro Superiore, così come quella di S.Agata e di Torre Faro. Anche se Ganzirri ha la sua bella chiesa sin dagli inizi del 1700, tuttavia solo nel 1819 cominciò ad avere i registri parrocchiali: è questo il segno dello svolgimento autonomo della vita ecclesiale.

Il destino volle che alcuni abitanti di Ganzirri avessero documenti di una certa importanza; uno di questi fortunati era il molluschicultore Giovanni Mangraviti soprannominato "Lappara" (pesce costiero).
Infatti, i compaesani si rivolgevano a luì per conoscere certe notizie storiche del luogo; nessuno però riuscì a controllare se le famose "carte" esistessero realmente. E’ da ricordare che il soprannome, in un paese dove i Mangraviti, i Donato e gli Arena abbondano, non è irriguardoso o spregiativo, ma indispensabile per distinguere una persona subito.

Il Riccobono conferma la veridicità delle asserzioni del Mangraviti poiché il figlio Nicolò ha messo a disposizione tutti i suoi incartamenti. Con il rescritto del 1791, il Re delle due Sicilie Ferdinando I concesse il diritto di pesca nei laghi al barone Giuseppe Gregorio; vietò la sosta di barche sul lago e l’installazione di recinti illegittimi, inoltre ordinò la costruzione di canali di comunicazione con il mare ( realizzati nel 1807) e dispose che i rivieraschi locali continuassero a raccogliere i bivalvi (cocciole) a condizione di conservare limpida l’acqua togliendo le erbe (alghe) che la rendevano stagnante e maleodorante. Nel 1860 iniziò la bonifica dei laghi.

Nel 1904 il Sanzo fece accurate indagini sulla moria dei bivalvi che, talvolta, si verificava nel lago di Ganzirri individuandone le principali cause alle sensibili improvvise variazioni di salinità, di temperatura, d’ossigeno e del Ph delle acque.
Era inoltre contrario alla preparazione di montagnole (immissione di sabbia dove si seminavano le giovani vongole).
Propose il divieto di ogni ulteriore creazione di montagnole e l’eliminazione di quelle esistenti, la pulizia dei fondali del lago, la costruzione di banchine e lo scavo più idoneo di canali di comunicazione tra i laghi e il mare, in maniera che l’acqua potesse circolare meglio in ogni tempo dell’anno.

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