Ganzirri, il Peloro e lo Stretto di Messina
Il sito della riviera Nord di Messina, da Paradiso a Rodia

Ganzirri, Torre Faro, Capo Peloro: splendide località turistiche situate nella cuspide nord-orientale della Sicilia, dove sembra lentamente riemergere dalle acque la lunga catena appenninica. E’ un luogo di grande fascino, sempre immerso in una straordinaria luce. Confusa fra terra e acque, con i singolari laghetti di Ganzirri, la sua estremità individua la linea di demarcazione fra Tirreno e Ionio, vicinissima alla costa calabra e caratterizzata dall’alto metallico traliccio, entrato a far parte del paesaggio. Due litorali ne definiscono i margini, il primo sulle rive dello Stretto dove si allunga l’abitato di Messina, l’altro, a nord, presenta le spiagge più densamente popolate d’estate. Sui colli, vecchi casali conservano talvolta inimmaginati tesori d’arte.

Chiesa S. Maria della Lettera
Articolo pubblicato online il 22 ottobre 2007
Ultima modifica il 7 luglio 2009
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CHIESA S. MARIA DELLA LETTERA

PARROCCHIALE di TORRE FARO (1934)

Venute meno, a causa del terremoto del 1908, le due chiese del casale, quella di S. Domenica e quella costruita nel 1733, si costituì tra i naturali della zona di Torre Faro un comitato che opero’ la costruzione del nuovo edificio per il culto. Grazie anche all’aiuto dell’Arcivescovo D’Arrigo e al contributo statale di £.18.419, accordato ai sensi della legge 21. 7. 1911 n. 1013, fu possibile realizzare il progetto dell’Ing. Giuseppe Marino. I lavori furono eseguiti dall’impresa Antonino D’Angelo. La spesa complessiva fu di £ 50.257 e il collaudo avvenne nel 1919.
Era però una soluzione provvisoria e quella definitiva venne nel 1934 con la costruzione della nuova parrocchiale, su progetto firmato dall’Ing. Francesco Barbaro, direttore dell’Ufficio tecnico Arcivescovile, ma forse redatto dallo stesso Ing. Giuseppe Marino.
La costruzione attuale è a tre navate, la centrale larga m. 6,40 e le laterali 3,55 ciascuna, separate da quattro coppie di colonne marmoridee in cemento armato e due coppie di mezze colonne addossate ai pilastri della facciata e del transetto. Questo con la navata centrale e l’abside, forma la classica croce latina. Complessivamente il sacro edificio copre la superficie di 460 metri quadrati, oltre i locali annessi. I lavori furono eseguiti dall’impresa Sciabà Antonino e il costo è stato di £ 600.000 circa, a carico della CONVENZIONE del 1928. L’architettura è un misto di ispirazione romanica e rinascimentale. La tecnica costruttiva obbedisce alle norme antisismiche del dopoterremoto con intelaiature di pilastri e travi in cemento armato.

Opere d’arte

La chiesa accoglie diverse realizzazioni artistiche, di cui alcune recuperate tra le macerie del terremoto da varie chiese distrutte. (Nell’archivio del vecchio museo è presente un verbale, redatto l’8 febbraio 1918, con il quale queste opere d’arte, raccolte dopo il terremoto nel museo, erano state trasferite alla Curia Arcivescovile).

La calotta dell’abside contiene un affresco di Giuseppe Russo che riproduce l’ambasceria alla Madonna della Lettera di Tommaso Aloisio Iuvara.

Tra i quadri possiamo ammirare:

- la stigmatizzazione di S. Francesco di Giovanni Fulco (1605-1674); proveniente da S. Chiara, una delle chiese distrutte dal terremoto. Misura cm 196 X 144 ed è stato restaurato nel 1982 da Angelo Cristaudo;

-  la Pietà, attribuita allo stesso Fulco;

-  l’Annunciazione, di autore Ignoto (sec. XVIII)

- la Cappella del S.S. Sacramento inaugurata il 28 marzo 2009

CHIESA DI S. DOMENICA E LA SUA TRADIZIONE

Di questa chiesetta che per qualche tempo ebbe la funzione di parrocchiale, dopo il terremoto è rimasto soltanto il ricordo, legato non alle sue qualità architettoniche, ma alle sue origini piuttosto strane, che sono così narrate dal Samperi:
"un pontefice romano, di cui si sconosce il nome, fu di passaggio attraverso lo Stretto per andare (o ritornare) a Costantinopoli e sostò a Torre Faro presso quella chiesetta. Fu grande festa per il popolo in quel giorno, casualmente domenica, tanta festa che quel giorno fu dichiarato santo e perciò S. Domenica. L’entusiasmo giunse al punto che anche il quadro della Madonna che era venerato nella chiesa, fu ribattezzato col nome di S. Domenica."
(A questo proposito il Samperi cita il caso di altri Pontefici che, di passaggio nello Stretto, o di proposito, sostarono a Messina: S. Martino, Costantino, Alessandro III, Urbano VI).
Un trittico conservato in questa chiesa raffigurava un Papa con S. Domenica e S. Lorenzo. Ciò faceva supporre al Samperi che il Papa fosse capitato a Faro in giorno di Domenica e in data 10 agosto, festa di S. Lorenzo, e la supposizione veniva confermata dal fatto che proprio il 10 agosto veniva celebrata la festa della Madonna di S. Domenica, con largo concorso di devoti dai casali vicini.
Ma di quella chiesetta, ora, non resta che il nome dato a una via del casale, sulla quale forse essa sorgeva.

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