Ganzirri, il Peloro e lo Stretto di Messina
Il sito della riviera Nord di Messina, da Paradiso a Rodia

Ganzirri, Torre Faro, Capo Peloro: splendide località turistiche situate nella cuspide nord-orientale della Sicilia, dove sembra lentamente riemergere dalle acque la lunga catena appenninica. E’ un luogo di grande fascino, sempre immerso in una straordinaria luce. Confusa fra terra e acque, con i singolari laghetti di Ganzirri, la sua estremità individua la linea di demarcazione fra Tirreno e Ionio, vicinissima alla costa calabra e caratterizzata dall’alto metallico traliccio, entrato a far parte del paesaggio. Due litorali ne definiscono i margini, il primo sulle rive dello Stretto dove si allunga l’abitato di Messina, l’altro, a nord, presenta le spiagge più densamente popolate d’estate. Sui colli, vecchi casali conservano talvolta inimmaginati tesori d’arte.

Località Sant’Agata
Articolo pubblicato online il 2 ottobre 2007
Ultima modifica il 3 ottobre 2007
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Fino al 2005 appartenente al quartiere messinese XI "Peloro" attualmente inglobata nella VI Circoscrizione

Parrocchia: S. Agata;

Data di erezione della parrocchia: 26.7.1921;

Date delle prime registrazioni:

- nei registri dei battesimi: 26.1.1880,

- nei registri dei matrimoni: 24.1.1884.

- nei registri dei defunti: 13.1.1880;

Abitanti:

- nel 1713 (Abate Cassinese Vito Amico) unito alla
popolazione di Faro e delle sue dipendenze : 1451

- nel 1737 (Di Pasquale) unito a Faro: 2017

- nel 1840 (La Farina) 327

- nel 1963 (Archidiocesi) 700

- nel 1991 (Curia): 2.000

Chiese: S. Agata, parrocchiale

NOTIZIE E TRADIZIONE

Secondo una tradizione riferita anche dalla "Bibliotheca Sancto-rum", intorno all’anno 1040, il generale bizantino Maniace trafugò dalla Sicilia a Costantinopoli i corpi di S. Lucia e di S. Agata.
Nel 1126 due monaci, Gisliberto e Gaselmo, riportarono in Italia le preziose reliquie e mentre il corpo di S. Lucia veniva portato a Venezia, dove ancora è custodito nella chiesa a Lei dedicata, quello di S. Agata fu concesso ad alcuni pellegrini siciliani, i quali, dopo avere costeggiato le terre meridionali della penisola, attraversato lo Stretto, lo portarono a terra nella località alla quale, dopo quell’avvenimento fu dato il nome della Vergine Catanese. Da qui lo trasferirono in città, in una casa di Piazza Duomo che poi fu convertita in chiesa intitolata alla stessa Santa e affidata alle cure dei Padri Minoriti. Così si suole spiegare l’origine del nome di S. Agata dato al casale.
Antichi documenti e antichi autori parlano di un rifugio per l’accoglienza dei lebbrosi in questo casale, gestito dall’Ordine degli Ospitaleri di S. Lazzaro.
Nel tabulario di Malfinò (CICCARELLI) è riportato un testamento datato 1294, nel quale è stabilito un legato in favore dei lebbrosi di S. Agata, e il Reina con altri autori ricorda l’antica chiesa chiamata "S. Agata dei Lebbrosi su la via del mare verso tramontana".
L’ospedale sorgeva appena più a Nord del bivio per Faro Superiore e Curcuraci, e sino agli anni dell’ultimo dopoguerra se ne vedevano i ruderi. Quando nel 1542 il Senato operò la fusione dei vari ospedali della città per dare luogo al grande ospedale civico della Pietà, questo assunse anche la gestione del lebbrosario di S. Agata.

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