Ganzirri, il Peloro e lo Stretto di Messina
Il sito della riviera Nord di Messina, da Paradiso a Rodia

Ganzirri, Torre Faro, Capo Peloro: splendide località turistiche situate nella cuspide nord-orientale della Sicilia, dove sembra lentamente riemergere dalle acque la lunga catena appenninica. E’ un luogo di grande fascino, sempre immerso in una straordinaria luce. Confusa fra terra e acque, con i singolari laghetti di Ganzirri, la sua estremità individua la linea di demarcazione fra Tirreno e Ionio, vicinissima alla costa calabra e caratterizzata dall’alto metallico traliccio, entrato a far parte del paesaggio. Due litorali ne definiscono i margini, il primo sulle rive dello Stretto dove si allunga l’abitato di Messina, l’altro, a nord, presenta le spiagge più densamente popolate d’estate. Sui colli, vecchi casali conservano talvolta inimmaginati tesori d’arte.

Località Pace
Articolo pubblicato online il 14 settembre 2007
Ultima modifica il 2 ottobre 2007
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Fino al 2005 appartenente al quartiere messinese XI "Peloro" attualmente inglobata nella VI Circoscrizione

Parrocchia: S. Maria delle Grazie;

Data di erezione della parrocchia: 26 luglio 1921;

Date delle prime registrazioni:


- nei registri dei battesimi 11 febbraio 1806

- nei registri dei matrimoni: 20 ottobre 1840

- nei registri dei defunti: 12 agosto 1819

Abitanti:

- nel 1737 (Di Pasquale) insieme con Curcuraci: 412;
- nel 1840 (La Farina): 1449,
- nel 1963 (Archidiocesi): 4.000,
- nel 1991 (Curia): 2.000;

Chiese: S. Maria delle Grazie, parrocchiale.

NOTIZIE

Questo casale, lungo la riviera che conduce da Messina a Capo Peloro, è messo in grande evidenza dalla chiesa intitolata alla Madonna della Grotta, che con la sua bella cupola sorge su di una lingua incuneata dolcemente nel mare, al centro dell’arco che va dal porto di Messina alla punta del Capo Faro.

Il nome di PACE è legato al titolo di un’antica chiesa, ora scomparsa, che sorgeva su di un poggio, poco più a Nord della chiesa della Grotta e che era appunto intitolata alla Madonna della Pace.

A questa chiesetta dedica un capitolo il Samperi e ci racconta che era amministrata, come una "grangia" dai Padri del Carmine Maggiore di Messina;
in essa si ammirava una immagine della Madonna, scolpita da Giovanni Battista Mazzolo e datata 1536.
Questo nome compare tra quelli dei casali in tempi relativamente recenti. Non ricorre negli elenchi del Fazello (1558) e neppure in quello del Ferrarotto (1593 e nuova edizione del 1671). Di Pasquale 1737 lo cita unito a Curcuraci, e Amico (1757) lo conosce soltanto come "borgo nella spiaggia peloritana ad aquilone, popolato di marinai che pescano corallo nello stretto... soggetto alla parrocchia di Curcuraci".
Il La Farina, invece, lo elenca tra i casali di tramontana con 1419 abitanti compresi quelli del comprensorio di Paradiso, mentre 582 ne attribuisce a Curcuraci.
Sappiamo, in realtà, che solo negli ultimi decenni del ’700 i naturali di Pace ottennero che fossero amministrati i sacramenti nella loro chiesa dedicata a S. Rocco (oggi non più esistente), il che significava avere conquistato una certa autonomia, almeno nel campo ecclesiastico.
La conquista di tale autonomia, peraltro, fu molto laboriosa per gli opposti interessi delle due comunità di Pace e di Curcuraci. Un primo accordo fu raggiunto il 6 marzo 1791, alla presenza del Vicario Generale Mons. Guglielmo Stagno d’Alcontres, ma la completa indipendenza il borgo la ebbe dopo che i naturali costruirono, nella loro chiesa di S. Rocco, anche il luogo per la sepoltura dei defunti, secondo il costume di allora. L’atto di transazione che segna il definitivo distacco della comunità di Pace dalla Chiesa Madre di Curcuraci e regola i rapporti tra le due comunità, reca la data del 7 febbraio 1819. I relativi documenti sono conservati nell’archivio parrocchiale di Curcuraci e possono essere letti nel libro del Sac. Torre Antonino "Curcuraci nei secoli..." .

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