Ganzirri, il Peloro e lo Stretto di Messina
Il sito della riviera Nord di Messina, da Paradiso a Rodia

Ganzirri, Torre Faro, Capo Peloro: splendide località turistiche situate nella cuspide nord-orientale della Sicilia, dove sembra lentamente riemergere dalle acque la lunga catena appenninica. E’ un luogo di grande fascino, sempre immerso in una straordinaria luce. Confusa fra terra e acque, con i singolari laghetti di Ganzirri, la sua estremità individua la linea di demarcazione fra Tirreno e Ionio, vicinissima alla costa calabra e caratterizzata dall’alto metallico traliccio, entrato a far parte del paesaggio. Due litorali ne definiscono i margini, il primo sulle rive dello Stretto dove si allunga l’abitato di Messina, l’altro, a nord, presenta le spiagge più densamente popolate d’estate. Sui colli, vecchi casali conservano talvolta inimmaginati tesori d’arte.

Pesci più comuni nello Stretto di Messina
Articolo pubblicato online il 14 settembre 2007
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Pesce luna

Questo pesce è caratterizzato da una forma allungata, ovaloide, molto compressa ai fianchi. La pinna caudale è formata da un’escrescenza carnosa (che parte dalla radice della pinna dorsale) che ha poca mobilità: la locomozione è affidata alle pinne dorsale e anale, opposte, simmetriche, robuste e allungate. La pinna dorsale è piccola e a ventaglio.

I denti sono fusi tra loro nella piccola bocca e formano una sorta di becco. Le aperture branchiali sono ridotte ad un buco appena prima la pinna pettorale.

La sua pelle può raggiungere lo spessore di 15 cm. Essa ospita fino a cinquanta specie di parassiti e microorganismi, i quali possono provocare il fenomeno della bioluminescenza.

Il pesce luna può raggiungere la lunghezza di tre metri per un’altezza di tre metri ed un peso di oltre due tonnellate. Si tratta inoltre di un pesce estremamente longevo: presumibilmente può superare ampiamente i cento anni di età.

Pesce spada

Questi pesci raggiungono grosse dimensioni, con una lunghezza massima di oltre 4,5 m e un peso che supera abbondantemente i 400 kg (il pesce spada più pesante venne pescato in Cile nel 1953, pesava 655 kg).

Il loro aspetto è caratteristico, il corpo agile e muscoloso, quasi squaliforme, ma le pinne dure e agili denotano una vita fatta di velocità e potenza, è infatti un pesce predatore e migratore.

La caratteristica più riconoscibile è ovviamente la spada, lunga fino a un terzo dell’intero corpo, composta da materiale osseo e quindi estremamente pericolosa se usata come arma di offesa (per la caccia) e di difesa dall’unico predatore (uomo escluso) che comporta un serio pericolo alla vita del pesce spada: lo squalo mako.

La coda è estremamente forcuta e sottile, a forma di mezzaluna. L’occhio è grande e la vista buona.

Preda principalmente Tonni, Barracuda, pesci volanti, pesce azzurro e molluschi cefalopodi.

I pesci spada sono annoverati tra gli animali a sangue caldo (cosa rara per i pesci, solo qualche decina riesce a mantenere costante la temperatura interna), poiché è stato provato che la temperatura interna sia mediamente di 10-15°C superiore all’acqua che lo circonda.

Pesce sciabola

Lepidopus caudatus (chiamato anche Pesce sciabola) è un pesce d’acqua salata appartenente della famiglia dei Trichiuridae.

Arriva fino a 2 metri di lunghezza.

Pesce balestra

I pesci balestra hanno forma ovoidale, fortemente compressa ai lati: la testa è lunga oltre 1/3 dell’intero corpo. Gli occhi sono prominenti, la bocca è munita di un robusto becco munito di denti taglienti.
Le pinne pettorali sono piccole ma robuste, manca la coppia delle ventrali, la dorsale e l’anale sono poste specularmente e indietreggiate, vicine alla coda. Sul dorso è presente inoltre una pinna particolare, formata da 3 raggi spinosi, il primo dei quali è erettile e munito di una sorta di blocco di sicurezza. Questo congegno anatomico permette ai pesci balestra di sfuggire ai predatori, resistendo incastrati tra le rocce in caso di pericolo oppure diventando troppo grossi in bocca per venire ingoiati.

I Pesci Balestra sono facilmente riconoscibili anche per il loro modo di nuotare: pinna dorsale ed anale infatti ondeggiano a sinistra e a destra alternativamente.

Le dimensioni dei Balistidi variano da 30 a 75 cm, a seconda della specie.

Aguglia

Di forma affusolata, quasi anguilliforme, con pinne nella parte posteriore, l’aguglia presenta un becco corneo con mandibola più lunga della mascella, molto flessibile. Lo scheletro è di colore verde-azzurro. La livrea è di un semplice grigio argenteo, scuro sul dorso e quasi bianco sul ventre.
Raggiunge una lunghezza di 90 cm.

Aguglia imperiale

Ha il corpo subcilindrico che va rastremandosi verso la parte posteriore; negli individui più giovani (fino a circa 1 metro e mezzo di lunghezza) il corpo è schiacciato lateralmente ma, con la crescita, acquista una sezione più tondeggiante. La testa è caratterizzata da un maggiore sviluppo della mascella superiore che si prolunga in un rostro. Le pinne dorsali sono due: la prima, molto lunga, è costituita da numerosi raggi di cui i primi quattro più alti e gli ultimi quasi nascosti nel dorso. La seconda, invece, ha solamente sei raggi ed è in contrapposizione con la seconda pinna anale. Le pettorali sono corte e falciformi, mentre la caudale e grandissima, forcuta e con i lobi stretti e appuntiti. Le squame sono piccolissime e incapsulate nell’epidermide. Può raggiungere i due metri di lunghezza, compreso il rostro.

Remora

Ha corpo robusto e corto, a sezione tondeggiante anteriormente e compresso nella parte posteriore. Sulla pelle, coperta di minute squame cicloidi e di muco spesso, è evidente la linea laterale. La testa, larga ed appiattita, ha occhio di grandezza moderata. La bocca è ampia, terminale e la sua apertura arriva fino alla altezza del margine anteriore dell’occhio. La mandibola è prominente e il suo margine esterno è arrotondato. In ambedue le mascelle, i denti sono piccoli e appuntiti. Il disco adesivo porta circa 18 lamelle inclinate all’indietro come le stecche di una persiana e munite di margine libero spinoso.

La seconda dorsale e l’anale sono simili e simmetricamente disposte nella metà posteriore del corpo. La codale ha il margine posteriore nettamente concavo, le pettorali sono arrotondate e la loro base è situata a metà tra la linea laterale ed il profilo centrale del corpo, e a brevissima distanza dall’apertura opercolare. Le ventrali, toraciche, sono triangolari ed aderiscono con quasi tutta la lunghezza del loro raggio interno alla membrana che le collega all’addome. Le branchiospine sono 28

Colorazione bruno scura, anche violacea o nerastra, uniformemente distribuita su tutte le parti del corpo, pinne comprese.

Si lascia trasportare da altri pesci di grossa taglia, specialmente dai pesci martello e dalle verdesche. Nel Mediterraneo si riproduce nell’estate avanzata (femmine mature nello stretto di Messina con uova embrionate ad agosto settembre. Le uova sono galleggianti sferiche, di circa un millimetro e mezzo. Probabilmente si ciba di parassiti dell’animale che li ospita. Si cattura occasionalmente con ami o tramite le specie parassitate. Raggiunge i 70 cm di lunghezza

Costardella

Ha corpo affusolato e allungato e da un becco, formato da un prolungamento delle mascelle che è più accentuato in quella inferiore che è lievemente più lunga e terminante in una piccola appendice carnosa. I denti sono piccoli, deboli e appuntiti. Le pinne dorsale e anale sono corte, basse. Le pinne ventrali sono inserite molto indietro e sono piccole come anche le pettorali che sono situate in alto, all’altezza dell’occhio circa. La codale è formata da due lobi uguali e ben distinti che le danno un aspetto abbastanza forcuto. Le squame di cui è coperto il corpo sono piccole, sottili e caduche. La testa è piuttosto schiacciata in senso dorso-ventrale e l’occhio è relativamente grande con iride argentea

La colorazione è blu acciaio verdastro dorsalmente con i fianchi azzurrastri e argentei brillanti. Le pinne sono scure meno le pinnule che sono biancastre translucide. spesso finiscono nel becco degli uccelli marini

E’ una specie pelagica che nuota in superficie. Al momento della riproduzione si avvicinano verso terra, ma non giungono mai in vicinanza delle coste. Sono di abitudini gregarie e formano dei banchi di molte migliaia di individui che sono braccati dai tonni e da delfini. Quando sono inseguiti cercano scampo saltando fuori dell’acqua. Sono voraci carnivori e si nutrono esclusivamente di organismi planctonici, piccoli crostacei, chetognati, larve di pesci e di molluschi, stadi giovanili di clupeidi e di altri pesci. Nello Stretto di Messina le uova di questa specie si pescano nei mesi da novembre a gennaio e nel golfo di Napoli dal mese di ottobre a dicembre. Nel gennaio-marzo già si trovano stadi giovanili lunghi 12-25 mm. In questi stadi non si nota ancora la presenza del becco che incomincia a svilupparsi solo quando hanno raggiunto i 40 mm. La lunghezza massima degli adulti è tra i 35 e i 40 cm. Sono oggetto di pesca speciale che viene eseguita con una speciale rete a fonte. Nello stretto di Messina venivano catturate frequentemente catturate con rete di circuizione con l’ausilio di una barca principale (raustina) e di una più piccola (untru, usata come punto di partenza e di arrivo nella cicuizione. Un’altra barca (bacca ’i stagghiu) veniva usata per tagliare la strada al banco e da cui venivano lanciati sassi bianchi per impaurire e fermare la corsa dei pesci.

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