Ganzirri, il Peloro e lo Stretto di Messina
Il sito della riviera Nord di Messina, da Paradiso a Rodia

Ganzirri, Torre Faro, Capo Peloro: splendide località turistiche situate nella cuspide nord-orientale della Sicilia, dove sembra lentamente riemergere dalle acque la lunga catena appenninica. E’ un luogo di grande fascino, sempre immerso in una straordinaria luce. Confusa fra terra e acque, con i singolari laghetti di Ganzirri, la sua estremità individua la linea di demarcazione fra Tirreno e Ionio, vicinissima alla costa calabra e caratterizzata dall’alto metallico traliccio, entrato a far parte del paesaggio. Due litorali ne definiscono i margini, il primo sulle rive dello Stretto dove si allunga l’abitato di Messina, l’altro, a nord, presenta le spiagge più densamente popolate d’estate. Sui colli, vecchi casali conservano talvolta inimmaginati tesori d’arte.

Il porto di Messina
Articolo pubblicato online il 5 agosto 2007
Stampare logo imprimer

L"˜origine storica di Messina, sorta su un lembo di terra cinta dalle montagne e priva di risorse economiche sufficienti, è connessa alla possibilità di utilizzare il porto falcato situato, già in epoca preistorica, su una rotta di fondamentale importanza.

Il primo nome di Zankle (falce) dato alla nostra Città allude chiaramente al porto e la mitologia greca si preoccupò di spiegare l’origine della curiosa formazione naturale.

Nel corso dei secoli la situazione dei luoghi ha subito notevoli cambiamenti per fattori naturali, per intervento dell’uomo, per effetto dei disastri che hanno devastato Messina.

La formazione, in epoca recente, della penisola di S. Raineri sembra sia dovuta alla presenza di una catena sugli scogli saldati l’un l’altro dai materiali portati dal mare.

La mitologia greca attribuiva all’eroe cacciatore Orione l’iniziativa di unire i vari scogli con opere artificiali. Il mito riflette la recente formazione della zona falcata.

Nel secolo scorso erano ancora visibili grandi saline che sfruttavano depressioni del suolo, poi colmate di detriti.

Anche lato città si devono osservare notevoli cambiamenti: gli attuali moli sono formati da detriti piuttosto recenti ovvero sono opera artificiale: questa origine ha avuto conseguenze negative sulla stabilità degli edifici monumentali che sono stati puntualmente distrutti da vari terremoti. Nel terremoto dcl 1908 le foto testimoniano addirittura che parte del terreno si spostò scivolando verso il mare.

Il torrente Portalegni (che fino al XVI sec. attraversava la Città e sfociava in mare nei pressi del Banco di Sicilia) ha interrato una porzione notevole del porto. I detriti del Portalegni hanno contribuito in misura notevole ad ampliare la terraferma, ma, probabilmente, hanno provocato la fine dell’arsenale costruito prima dei Normanni in questa zona.

Il torrente Boccetta ha pure contribuito con i suoi detriti all’interramento di una porzione del porto, proprio nella zona dell’ingresso dove le mappe del secolo scorso segnano visibilmente gli effetti dei continui apporti.
Già nel 1579 un tratto di molo fu ricavato artificialmente tra l’attuale palazzo dell’INAIL e il torrente Boccetta dando vita alla via Colonna, dal nome del Vicerè che ordinò l’opera.

I lavori eseguiti dopo il disastro del 1908 hanno poi modificato l’aspetto dei moli che, sprofondati parzialmente nel disastro, sono stati interamente ricostruiti.

Va ancora rilevato che il disastro del 1908 ha provocato un generale sprofondamento del suolo anche nella falce ampliando lo specchio del porto.

Questi brevi cenni dimostrano quali e quanti cambiamenti abbiano investito il nostro territorio nel corso dei secoli per svariate causali: i monumenti costruiti dall’uomo e la stessa morfologia dei luoghi hanno dovuto fare i conti con i disastri che hanno colpito Messina e con le pressanti esigenze dell’economia, basata sul commercio marittimo.

Tuttavia i continui cambiamenti non hanno impedito che, nonostante la distruzione dei monumenti civili più orgogliosi, proprio il porto falcato abbia costituito l’elemento caratteristico dell’immagine di Messina nel corso dei secoli.

Un breve esame di incisioni e dipinti dal XVI sec. ad oggi dimostra che la falce è un punto fermo nella rappresentazione iconografica di Messina da Antonello fino alle più modeste cartoline contemporanee.
La preminenza della funzione portuale si è tradotta in maniera eloquente nella compenetrazione tra la Città cd il porto che è stato sempre il vero centro della città, almeno fino al 1908.

L’impianto medioevale (testimoniato dalla carta di Leida) comprendeva un intrico di viuzze che si intrecciavano e scendevano verso il mare seguendo verosimilmente le altimetrie, assai irregolari, del suolo non ancora livellato.

Sul molo si affacciava il Palazzo Reale, centro dcl potere politico. Anche la Cattedrale sorgeva a pochi metri dal mare e l’importantissimo monastero basiliano del S.S. Salvatore dei Greci (nell’area dell’attuale fortezza del S.S. Salvatore) dominava l’ingresso del porto.

L’abitato era protetto lungo il mare da una muraglia difensiva ma esistevano numerose porte d’ingresso alla Città che consentivano alla vita cittadina un costante rapporto col mare.

Potenti strutture difensive sorgevano intorno al porto: lo stesso Palazzo Reale era una possente fortezza quadrilatera con sei torri ed il monastero dcl S.S. Salvatore viene rappresentato nelle incisioni quasi come una fortezza cinta da alte mura.

L’ingresso era chiuso con una catena e guardato da vicino grazie alla torre di S. Anna (attuale stele della Madonna) ed al forte di S. Giorgio a Molovecchio (passeggiata a mare).

La sicurezza della navigazione era garantita da un faro che, secondo le ricerche del Puzzolo Sigillo, fu istituito alla fine del XIII sec. e affidato a monaci francescani. Frequentata già nell’età del bronzo e poi dai Greci la penisola di S. Raineri comunque non fu mai urbanizzata, perché troppo esposta ai venti, e fu anche sede di eremiti nel medioevo.

Forum
Rispondere all’articolo

evento a venire

Non di evento a venire


Sito realizzato con SPIP
con il modello ESCAL-V3
Versione: 3.79.33