Ganzirri, il Peloro e lo Stretto di Messina
Il sito della riviera Nord di Messina, da Paradiso a Rodia

Ganzirri, Torre Faro, Capo Peloro: splendide località turistiche situate nella cuspide nord-orientale della Sicilia, dove sembra lentamente riemergere dalle acque la lunga catena appenninica. E’ un luogo di grande fascino, sempre immerso in una straordinaria luce. Confusa fra terra e acque, con i singolari laghetti di Ganzirri, la sua estremità individua la linea di demarcazione fra Tirreno e Ionio, vicinissima alla costa calabra e caratterizzata dall’alto metallico traliccio, entrato a far parte del paesaggio. Due litorali ne definiscono i margini, il primo sulle rive dello Stretto dove si allunga l’abitato di Messina, l’altro, a nord, presenta le spiagge più densamente popolate d’estate. Sui colli, vecchi casali conservano talvolta inimmaginati tesori d’arte.

La chiesa dell’Immacolata
Articolo pubblicato online il 5 agosto 2007
Ultima modifica il 2 ottobre 2007
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A Ganzirri, la chiesa dell’Immacolata, anticamente dedicata a S.Sebastiano è una costruzione neogotica eretta nel tardo ottocento dalla famiglia Arena accanto alla propria dimora, ormai distrutta.

La chiesa, a navata unica, ha un interessante portale in pietra di Siracusa e conserva al suo interno uno splendido crocifisso di legno.

La cappella fu fondata dal sac. Sebastiano Staiti e da Sebastiano Arena (zio delle signorine proprietarie della cappella) per far acquisire maggiori "devozioni" nei confronti di Maria Immacolata da parte dei pescatori del rione.

La cappella, inaugurata per la prima volta il 25 marzo 1898 dal sac. Curtò per delega di mons. D’Arrigo, è dedicata all’Immacolata come pure la piazza in cui sorge (piazza Concezione). Era privata e apparteneva a Matteo Arena, uomo benestante ganzirrese, proprietario di diverse case in questa zona e di terreni situati lungo la via Pantano lato mare. La cappella probabilmente sorge sul luogo in cui esisteva un’altra chiesa del 1600, abbattuta a causa dei terremoti. Ciò è presumibile dal delizioso altare manierista del tardo settecento, in pietra tufacea, collocato in fondo alla navata.

Esternamente la cappella aveva una smerlatura sulla facciata su cui era incisa una frase latina:
Sine labe originale concepta (concepita senza peccato originale);

aveva un piccolo campanile dotato di campana che, suonata a mano, chiamava a raccolta per le funzioni religiose i pescatori della zona e le loro famiglie che la frequentavano assiduamente e facevano benedire le fiocine destinate alla pesca del pescespada. Nei primi anni celebravano la S. Messa alcuni padri Gesuiti. Il Portale è baroccheggiante e contiene fossili; ciò dimostra che la pietra con cui è stato costruito giaceva nel mare. L’interno è formato da una navata unica; c’era un ballatoio (corridoio sporgente dal muro) in cui era collocato un piccolo organo a pedale e in legno che veniva suonato durante le funzioni religiose. (Rimane ancora a testimonianza, una pietra nel muro di sinistra dove esso era collocato). L’altare che c’è tuttora è costruito in tufo. Ai lati del tabernacolo, sovrastato anticamente da un piccolo tetto, ci sono due colonnine lavorate; a queste si richiamavano altre colonne più grandi, poste ai piedi dell’altare, andate "perdute" durante i bombardamenti aerei dell’ultimo conflitto mondiale (1940/45) che ha distrutto buon parte della cappella tranne il campanile che oggi non esiste più per dar posto ad una recente costruzione, l’arco e l’altare.

E’ stata lasciata per decenni all’incuria e ai vandali dopo i bombardamenti della II guerra mondiale. Il tetto era costruito interamente in legno. all’interno c’erano una grande statua in gesso di San Nicola, protettore di Ganzirri, una piccola statua raffigurante S.Sebastiano, un quadro della Madonna Addolorata trafitta da sette spade o frecce. La statua di San Nicola è stata abbandonata alle intemperie, si è scolorita e di essa è rimasta solo la testa che fino a qualche anno fa era conservata nella parrocchia di Ganzirri; del San Sebastiano e del quadro della madonna, non se ne sa più nulla. La Chiesetta, chiusa al pubblico con filo spinato e qualche sbarretta di legno, dopo quasi quarant’anni di abbandono alle erbacce, alle intemperie, ai vandali e all’incuria di ciechi amministratori, è stata donata alla parrocchia di Ganzirri e grazie all’interessamento dell’assessorato ai beni culturali della regione Sicilia, ricostruita nel 1982.

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