Ganzirri, il Peloro e lo Stretto di Messina
Il sito della riviera Nord di Messina, da Paradiso a Rodia

Ganzirri, Torre Faro, Capo Peloro: splendide località turistiche situate nella cuspide nord-orientale della Sicilia, dove sembra lentamente riemergere dalle acque la lunga catena appenninica. E’ un luogo di grande fascino, sempre immerso in una straordinaria luce. Confusa fra terra e acque, con i singolari laghetti di Ganzirri, la sua estremità individua la linea di demarcazione fra Tirreno e Ionio, vicinissima alla costa calabra e caratterizzata dall’alto metallico traliccio, entrato a far parte del paesaggio. Due litorali ne definiscono i margini, il primo sulle rive dello Stretto dove si allunga l’abitato di Messina, l’altro, a nord, presenta le spiagge più densamente popolate d’estate. Sui colli, vecchi casali conservano talvolta inimmaginati tesori d’arte.

Itinerario "Il Peloro e la Costa Ionica"
Articolo pubblicato online il 1 agosto 2007
Ultima modifica il 7 agosto 2007
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Muovendo dal Museo Regionale di Messina, si percorre la litoranea del Faro, tra una teoria di ville e antiche case di pescatori a sinistra, sempre accompagnati a destra dalla veduta sulla Calabria e sullo Stretto, solcato dalle navi-traghetto.

E’ la via Consolare Pompea, strada tracciata dai Romani nel I secolo a.C, attraversante gli ameni villaggi dì Paradiso, Contemplazione, Pace e Sant’Agata: un tragitto di sei chilometri con vista sul mare in una delle più belle riviere d’Europa, da dove si domina tutto lo Stretto di Messina e la Calabria.

Si superano i sobborghi di Paradiso e Contemplazione, toccando la località Pace, dove sono a sinistra eleganti ville (Chirico, al n° 437 e Florio, liberty, al n° 463); nel successivo abitato, spicca la chiesa di S. Maria della Grotta, edificata nel ’600 e ricostruita, con identica struttura, nei 1924, a pianta centrale con cupole, in cui si conserva un’Adorazione dei Pastori, di D. Marolì (XVII set). E’ caratterizzata dal portico ad arcate che segue la linea della pianta circolare e dall’alta cupola. La Chiesa sorge su una lingua di sabbia, a pochi metri dal mare, nello stesso luogo dove la tradizione vuole che sorgesse una grotta in cui si venerava la Madonna e dove, anticamente, si ergeva il tempio di Diana.

A S. Agata si rasentano al n° 1463 il ricco cancello liberty di Villa Garmier, al n° 1597 la villa Flaghi, in stile moresco.

Si giunge a Ganzirri, dove a sin. prospetta la chiesa neoclassica di San Nicola (1932). Il Pantano grande di Ganzirri (Riserva Naturale di 31 ha circa) è un magnifico specchio d’acqua frequentato da uccelli stanziali e di passa (aironi, garzette, spatole, falchi pescatori, gabbiani, folaghe).

Procedendo verso Est si raggiunge Torre Faro. In quest’area è prevista la costruzione del ponte sospeso sullo Stretto, a campata unica (m. 3300), con altezza max nell’acqua di m. 65 e piloni di m. 382,60; sarebbe il più grande nel suo genere al mondo, ma è profondamente avversato dalla maggioranza della popolazione messinese per il devastante impatto ambientale.

Dalla piazzetta sul mare, in cui è la chiesa Madonna della Lettera (1931), si vede vicinissimo l’alto pilone in acciaio dell’ex elettrodotto (m. 233) corrispondente a quello visibile nella costa calabra; nel piazzale terminale ha sede il Parco Letterario Horcinus Orca, con due moderni edifici sedi di servizi e la Torre Peloro o Lanterna, di origine medievale, con cinta muraria dei secc. XVI-XVII, ulteriormente bastionata dagli inglesi. Interessanti la torre centrale, gli scavi sul lato 0, che hanno individuato più antiche strutture, e il giro lungo la spiaggia che contorna il promontorio.

Si continua in vista del Pantano Piccolo (ha 24,5) dove si pratica la tradizionale acquacoltura di mitili nostrani e si lambiscono gli stabilimenti balneari di Mortelle.

A Tono (bivio a sin.) la strada sale verso FARO SUPERIORE; nel villaggio si incontrano a destra la chiesa dell’Assunta, con quattro statue in pietra sul sagrato, sculture marmo¬ree e una tavola cinquecentesca, e, nella centrale piazzetta, ruderi della parte absidale della chiesa di S. Rocco.

Si prende subito a destra, per la strada che sale passando da Curcuraci e si inoltra nella valletta del Tono, con infinite curve: il paesaggio è quello aspro dei Peloritani, con versanti scoscesi, macchia mediterranea, lembi di bosco e i caratteristici ombrelli del diffuso pino marittimo.

Si arriva a Massa S. Giovanni, introdotta (sulla sin.) dalla chiesa parrocchiale omonima, del 1574 ma ricostruita nel secolo scorso, con bell’altare settecentesco in marmi mischi.

Si scende con tornanti fino a Massa S. Lucia, dov’è la chiesa omonima ricostruita negli anni ’30, con altare settecentesco in marmi mischi e sculture lignee.

Si continua rasentando (a d.) l’abitato di Massa S. Nicola, seminascosto nel fondo del torrente dei Corsari. Spopolato, il vecchio centro contadino è assai caratteristico per le stradine e le case antiche.
All’estremità Nord è la chiesa di San Nicola, di origini cinquecentesche, con coeva cona marmorea.

La successiva "Massa" è quella di San Giorgio, dove nella piazza centrale sono i ruderi dell’antica chiesa; da una stradina si scende fino alla piazzetta S. Antonio, preceduta da una fontana settecentesca con lavatoio. La prospettante chiesa (XV secolo) ha una facciata con due portali quattrocenteschi e una statuetta del titolare sul vertice.

Si continua toccando a sin. la nuova chiesa di S. Giorgio, con opere antiche: in fondo alla navata destra sono un ciborio in marmo del 1545 e una Madonna col Bambino di scultore montorsoliano.

Più oltre si raggiunge Castanea delle Furie, casale con notevoli chiese. Nella parte bassa è la chiesa del Rosario, dalla neogotica facciata (1930). All’interno sono un polittico marmoreo e una statua della Vergine, cinquecenteschi, un dipinto di A. Catalano il G. (Assunta) e uno settecentesco con la Madonna del Rosario. Nella chiesa della Visitazione (o della Pace), si conserva il gruppo marmoreo con la Vergine e Santa Elisabetta di L. Calamech (1604). Più in alto la chiesa di S. Giovanni sorge su una piazza adorna di una colonnina crucifera (1522). L’edificio risale al XVI secolo, ma fu ricostruito in gran parte dopo il sisma del 1908. Nel vasto interno conserva un fonte battesimale di R. Bonanno, un dipinto di D. Guinaccia (XVI sec, S. Francesco stimmatizzato), di G. Camarda (Immacolata, XVII sec), un ciborio cinquecentesco e resti di affreschi nell’abside (G. Tuccari, XVIII sec). Nella parte alta dell’abitato, la caratteristica chiesa di S. Caterina, (1673), con tipico cupolino, mostra elementi antichi nel fianco sinistro, ed all’interno ha decorazioni in mischio e affreschi.

La strada risale portandosi sullo spartiacque a Portella Castanea (panorama su Messina); si scende a destra verso Salice. La v. Principe Umberto porta in p. Duomo, dove sono una fontana settecentesca, una colonna crucifera e la chiesa Madre (Madonna delle Grazie), del 1550 ma ristrutturata dopo il 1908, con portaletto tardo-gotico; conserva dipinti su tavola cinque-seicenteschi (S. Caterina, Madonna di Monserrato) ed altri interessanti opere; sul proseguimento della via è l’ottocentesco palazzo Pettini e, in fondo, una viuzza che sale a d. verso i ruderi della chiesa dell’Annunziata (XIV secolo), con bassorilievo marmoreo sull’altare.

La provinciale scende sulla costa innestandosi alla SS. 113 bis; dopo Orto Liuzzo, si imbocca la SS. 113, che sale in breve a Gesso. La via Belvedere taglia l’abitato; al suo inizio è la chiesa Madre, dalla monumentale facciata degli inizi del ’600. Nell’interno trinavato su colonne tuscaniche e decorato con stucchi, sono buoni dipinti dei secc. XVII-XVIII. Nella navata destra, statua montorsoliana della Madonna del Soccorso; di fronte, pulpito ligneo intagliato. Nel braccio d. del transetto, Crocifisso del XVI sec; sull’altare maggiore statua lignea della Madonna e, nel transetto a sin. copia di A. Catalano il V. del Presepe di Polidoro da Caravaggio (al Museo di Messina). Nella parte alta è l’interessante Museo della Cultura e della Musica Popolare dei Peloritani, con strumenti musicali e oggetti d’uso pastorali.

La strada sale tra boschi fino a Portella S. Rizzo (m. 465, strada per Dinnammare) e scende a Messina; nel sobborgo di Scala una strada a sinistra risale il torrente fino alla località Badiazza, in cui è l’importante chiesa di S. Maria la Valle, del XIII-XIV secolo, dal severo impianto, coperta con poderose arcate e crociere gotiche; all’esterno sono notevoli i portali e le absidi.

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