Ganzirri, il Peloro e lo Stretto di Messina
Il sito della riviera Nord di Messina, da Paradiso a Rodia

Ganzirri, Torre Faro, Capo Peloro: splendide località turistiche situate nella cuspide nord-orientale della Sicilia, dove sembra lentamente riemergere dalle acque la lunga catena appenninica. E’ un luogo di grande fascino, sempre immerso in una straordinaria luce. Confusa fra terra e acque, con i singolari laghetti di Ganzirri, la sua estremità individua la linea di demarcazione fra Tirreno e Ionio, vicinissima alla costa calabra e caratterizzata dall’alto metallico traliccio, entrato a far parte del paesaggio. Due litorali ne definiscono i margini, il primo sulle rive dello Stretto dove si allunga l’abitato di Messina, l’altro, a nord, presenta le spiagge più densamente popolate d’estate. Sui colli, vecchi casali conservano talvolta inimmaginati tesori d’arte.

Località Faro Superiore
Articolo pubblicato online il 28 gennaio 2009
Ultima modifica il 13 febbraio 2009
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Località Faro Superiore

Appartenente fino al 2005 all’ XI Quartiere "Peloro", attualmente inglobata nella VI Circoscrizione;
Parrocchia: S. Maria Assunta

Patrono: S. Filippo d’Agira
Data di erezione della parrocchia: 10.8.1910;
Date delle prime registrazioni:

-  nei registri dei battesimi: 5.1.1816;

-  nei registri dei matrimoni: 4.2.1851;

-  nei registri dei defunti: 22.6.1816.

N.B. Queste registrazioni hanno inizio dal 1816 anno in cui i casali limitrofi acquistarono autonomia ecclesiastica e crearono proprie registrazioni per l’amministrazione dei Sacramenti.

Numero di abitanti:

  • nel 1593 (Ferrarono): 23;
  • nel 1840 (La Farina): 1518;
  • nel 1963 (Archidiocesi): 2.100;
  • nel 1991 (Curia): 3.000;

Chiese:
S. Maria Assunta, parrocchiale,
La Candelora,
S. Maria Annunziata,
S. Rocco.

NOTIZIE

Mons. Francesco Alizio(1867-1941), dal 1890 Vicario Curato e poi Parroco di Faro Superiore per oltre 30 anni, nel suo libro "UN PAESE DISTRUTTO" avanza l’ipotesi, per lui certezza, che il nome di questo casale non deve essere collegato alla torre del faro costruita sul Capo Peloro in tempi - egli afferma - piuttosto recenti, ma a una popolazione greca immigrata in epoca preromana e stanziatasi sulle incantevoli pendici dello stesso Capo. Questa popolazione era appunto quella dei "Farii", e alla terra occupata ha dato il nome di Faro.
Lasciamo all’Alizio il merito e la responsabilità della sua tesi, non senza notare che il nome di Faro veniva, in passato, riferito a tutta la contrada, compresa S, Agata, Sperone, Curcuraci e Pace, come attesta Amico nel suo Dizionario Topografico. Notiamo, però, come un parziale avallo alla tesi di Alizio lo offre Domenico Puzzolo Sigillo, il quale è d’accordo che il nome Faro è molto più antico della costruzione della lanterna. Fa pure notare che in molti documenti, a partire dal perìodo normanno, e presso molti autori, "faro di Messina" sta per "Fretum Messanae o Fretum Siculum", ossìa Stretto di Messina, e considerato che tale nome veniva esteso a tutta la contrada, egli troverebbe strano che "un lume" abbia potuto dare il proprio nome al canale, ai monti Peloritani e agli stessi Messinesi, chiamati Farii. Occorre tuttavia sottolineare che per il Puzzolo Sigillo la denominazione Faro non deriverebbe dalle popolazioni greche venute dall’Eubea, ma dal latino "fretum", che vuole dire, appunto, "stretto" o "canale", o "braccio di mare".
Anche il Fazello riporta le varie congetture che si fanno sul nome di Faro. Egli riferisce la derivazione dal nome della torre costruita sul Capo Peloro, in cima alla quale era un lume che mandava la sua luce molto lontano, come avviso ai naviganti perchè non incappassero nei luoghi pericolosi di Scilla e di Cariddi. La luce, infatti, nella lingua greca è detta "faos", da cui con l’aggiunta della lettera "r" viene "faro". Altri dicono - continua Fazello - che Faro era il nome di una torre, con un lume in cima, edificata da Tolomeo Filadelfo nel porto di Alessandria per dare luce ai naviganti e da essa presero nome le analoghe torri di tante altre illustri città marinare. Ma altri Greci - aggiunge ancora Fazello - chiamarono Pharos anche un corso d’acqua e tale nome è stato attribuito allo Stretto di Messina.

Qualunque sia l’origine del nome, una cosa è certa che antichissime sono le origini del casale. Una colonnina della più antica chiesa porta la data del 1170, e il nome di Faro lo troviamo negli elenchi delle decime del SELLA che si riferiscono agli anni 1308-1310 e in numerosi documenti della stessa epoca riportati nel tabularlo del CICCARELLI.
Monsignor Francesco Alizio (1867-1941)Alizio ci fa sapere che già nel 1010, prima dunque della venuta dei Normanni, la vita parrocchiale era organizzata con quel minimo di ufficialità, che è dato dai registri parrocchiali. Egli, infatti, riporta che l’archivio parrocchiale conservava gelosamente i registri a partire da quell’anno 1010 sino ai suoi giorni: erano di grafia quasi illegibile, e in pessime condizioni era pure la carta ricamata dal tarlo.
L’Arcivescovo D’Arrigo, recatosi in visita pastorale il 19 ottobre 1902, ne prese visione e il parroco li teneva scrupolosamente conservati nel "casserizio della parrocchia". Ma su quel casserizio rovinò il tetto della sacrestia nel terremoto del 1908 e i registri, maciullati e poi inondati dalla pioggia, rimasero disfatti. Fortunatamente Mons. Alizìo, in precedenza, aveva rilevato i nomi dei vari curati che si erano succeduti e li aveva "calendati" in un registro di battesimi del 1901, cosicché nel suo libro ne ha potuto riportare la cronotassi completa: 54 curati dal 1010 al 1908. Non è cosa di poco conto possedere l’elenco cronologico dei curati di una parrocchia per quasi un millennio: peccato che si siano perduti gli originali, sarebbero stati un vero cimelio, ove si pensi che i più antichi registri parrocchiali di Messina non vanno oltre il secolo XVI.
Dal profilo dell’organizzazione ecclesiastica, la giurisdizione del curato di Faro si estendeva dunque sui casali di Torre Faro, di Ganzirri e di S. Agata. Poi, uno dopo l’altro, questi casali acquistarono la loro autonomia, ebbero il loro curato e a quello di Faro restò soltanto il tìtolo onorifico di Curato Maggiore. Sino al 1816, intanto, i battesimi di tutto il territorio vennero ancora registrati a Faro Superiore. Ultimo a staccarsi è stato il sobborgo di Sperone, che ebbe la sua parrocchia nel 1944, mentre con il decreto del 1’ settembre 1986 l’Arcivescovo di Messina ha pure staccato il territorio che forma la nuova parrocchia dell’Addolorata, non ancora, però, organizzata.
Altro primato di Faro, in campo ecclesiastico è quello di essere stato il primo, tra tutti i casali, ad acquistare autonomia, essendo stato elevato a parrocchia il 30 aprile 1908 (data riportata dall’Alizio, mentre l’annuario dell’Archidiocesi 1963 reca la data del 10 agosto 1910).

Quanto alla storia civile non c’è molto da dire, se non ricordare la sorte, divisa con gli altri casali, della vendita voluta dal vicere spagnolo Conte di S. Stefano, per punire la città dopo la rivoluzione del 1674.
Facilmente raggiungibile dalla costa Faro Superirore subi’ le incursioni dei corsari e di Ariadeno Barbarossa.
Intorno all’anno 1810 gli abitanti di Faro Superiore parteciparono alla lotta contro i murattiani accanto agli Inglesi .

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